Roma ha chiuso il 2025 con 22,9 milioni di arrivi e 52,92 milioni di presenze, stabilendo un nuovo record turistico.

Il dato certifica la straordinaria forza internazionale della destinazione.

Ma proprio quando i numeri crescono diventa necessario andare oltre i numeri.

Perché una grande città non dovrebbe chiedersi soltanto:

quante persone arrivano?

Dovrebbe chiedersi:

perché arrivano?

Quanto rimangono?

Quante volte ritornano?

Quali funzioni della città utilizzano?

Quanto valore economico producono?

E soprattutto: quante delle loro ragioni di viaggio sono generate dall'economia stessa della città?

È da queste domande che dovrebbe partire una nuova politica economica per Roma.

Perché il turismo non è semplicemente uno dei settori produttivi della Capitale.

È anche uno degli effetti della sua capacità di produrre continuamente domanda di Roma.

Una città economicamente forte genera turismo anche senza promuoverlo

Una persona può arrivare a Roma per vedere il Colosseo, visitare i Musei Vaticani o trascorrere un weekend.

Ma può arrivare anche per partecipare a un congresso medico, incontrare un cliente, concludere un investimento, frequentare un'università, lavorare in un organismo internazionale, svolgere attività di ricerca, prendere parte a una trattativa finanziaria o partecipare a un consiglio di amministrazione.

Sono motivazioni profondamente diverse.

Ma hanno una caratteristica comune:

generano mobilità verso la città.

E quella mobilità produce pernottamenti, ristorazione, trasporti, servizi professionali, commercio, domanda immobiliare temporanea, consumi e relazioni.

Ne deriva un principio fondamentale per qualsiasi politica di sviluppo urbano:

una città economicamente forte produce turismo anche quando non sta facendo promozione turistica.

Un centro di ricerca genera viaggi.

Un'università internazionale genera viaggi.

Un headquarters genera viaggi.

Un ospedale di eccellenza genera viaggi.

Un centro finanziario genera viaggi.

Una fiera genera viaggi.

Un organismo internazionale genera viaggi.

Un grande evento professionale genera viaggi.

Il turismo urbano è quindi anche il prodotto della densità economica, scientifica, istituzionale e relazionale di una città.

Il vero problema non è attrarre visitatori. È produrre ragioni per venire

Questa distinzione cambia completamente la prospettiva.

La promozione turistica lavora prevalentemente sulla domanda esistente: esistono persone che desiderano viaggiare e una destinazione cerca di convincerle a scegliere Roma.

Una politica di sviluppo economico urbano può fare qualcosa di diverso.

Può creare nuova domanda.

Se Roma ospita un nuovo centro internazionale, genera viaggi che prima non esistevano.

Se sviluppa un cluster scientifico, genera viaggi.

Se attrae headquarters e investimenti, genera viaggi.

Se rafforza il congressuale, genera viaggi.

Se diventa sede di grandi eventi professionali ricorrenti, genera viaggi.

La differenza è sostanziale.

Promuovere una destinazione significa convincere qualcuno a venire.

Costruire domanda significa creare una ragione per cui qualcuno abbia necessità di venire.

È il passaggio dalla semplice destination promotion alla demand creation.

Ed è probabilmente uno dei passaggi decisivi per il futuro economico di Roma.

Roma possiede già una concentrazione di funzioni difficilmente replicabile

Roma parte da una posizione straordinaria.

È contemporaneamente capitale politica, centro mondiale della cristianità, grande destinazione culturale, città universitaria, sede diplomatica e piattaforma di organizzazioni internazionali.

Nel maggio 2026 la FAO ha indicato Roma come hub globale per quasi 16.000 persone appartenenti a più di 25 entità delle Nazioni Unite.

FAO, IFAD e World Food Programme rappresentano soltanto uno degli esempi più evidenti.

Attorno a questa concentrazione potrebbero svilupparsi ancora più intensamente ricerca, formazione, conferenze, fondazioni, imprese, advisory, diplomazia economica, innovazione e investimenti.

Lo stesso ragionamento può essere applicato ai numerosi ambiti nei quali Roma possiede vantaggi competitivi reali o potenziali:

  • space economy;

  • sanità e biomedicale;

  • audiovisivo e industrie creative;

  • università e ricerca;

  • food policy e sicurezza alimentare;

  • diplomazia;

  • cooperazione internazionale;

  • archeologia e cultura;

  • energia;

  • economia del Mediterraneo;

  • sport;

  • congressuale;

  • grandi eventi.

Il punto strategico non è semplicemente ospitare queste attività.

È trasformare presenze nella città in cluster economici della città.

Non basta possedere asset. Bisogna connetterli

Roma dispone già di molti ingredienti necessari per competere tra le grandi città globali.

Il problema è spesso la loro frammentazione.

Università, centri di ricerca, aeroporti, istituzioni, distretti economici, poli sanitari, sedi internazionali, strutture congressuali e patrimonio culturale producono un valore molto maggiore quando funzionano come parti di un sistema.

La competitività di una città non dipende soltanto dalla qualità dei singoli asset.

Dipende dalla qualità delle connessioni tra gli asset.

Ed è qui che mobilità, trasporti e infrastrutture smettono di essere semplicemente una questione tecnica e diventano politica economica.

Fiumicino non è soltanto un aeroporto: è un'infrastruttura economica

Nel 2025 Roma Fiumicino ha raggiunto circa 50,9 milioni di passeggeri, confermandosi il primo aeroporto italiano e rappresentando circa il 22% del traffico passeggeri nazionale.

È una scala che deve essere letta economicamente.

Fiumicino rappresenta una delle maggiori infrastrutture di accesso al sistema romano.

Ma la connettività internazionale produce pienamente valore soltanto se prosegue in maniera efficiente all'interno dell'area metropolitana.

Per una città contemporanea, infatti, la distanza non è principalmente chilometrica.

È temporale.

Un polo congressuale distante venti chilometri dall'aeroporto può essere estremamente competitivo se è raggiungibile rapidamente e con tempi prevedibili.

Può diventare periferico se quello stesso tragitto richiede tempi incerti, congestione e molteplici cambi di mezzo.

Vale per l'EUR.

Vale per Fiera Roma.

Vale per le università.

Vale per gli ospedali.

Vale per i distretti direzionali.

Vale per le strutture alberghiere.

Vale per ogni nuova centralità economica che Roma voglia sviluppare.

La vera infrastruttura competitiva non è quindi soltanto il chilometro di ferrovia o di metropolitana costruito.

È il tempo affidabile che serve per collegare due funzioni economiche della città.

Costruire accessibilità significa costruire valore

Questo principio ha conseguenze anche sulla geografia economica di Roma.

Una nuova connessione modifica il valore di un territorio perché aumenta il numero di persone che possono raggiungerlo in un determinato intervallo di tempo.

L'accessibilità può trasformare una periferia geografica in una nuova centralità economica.

Allo stesso modo, una zona apparentemente centrale può diventare economicamente periferica quando raggiungerla è complesso.

Per una metropoli estesa e policentrica come Roma la questione è fondamentale.

Non dovremmo quindi limitarci a domandare quante infrastrutture vengono realizzate.

Dovremmo misurare quanta nuova accessibilità economica producono.

Anche il concetto di turismo di qualità deve cambiare

La stessa prospettiva impone di rivedere un'altra espressione molto utilizzata: “turismo di qualità”.

Spesso viene identificato semplicemente con il turista ad alta capacità di spesa.

È una definizione troppo limitata.

La qualità economica della domanda dovrebbe essere misurata anche attraverso:

  • permanenza media;

  • frequenza dei ritorni;

  • distribuzione durante l'anno;

  • presenza nei giorni feriali;

  • capacità di ridurre la stagionalità;

  • utilizzo dei servizi urbani;

  • generazione di attività professionali;

  • capacità di sostenere investimenti;

  • diffusione della spesa sul territorio;

  • valore delle relazioni economiche generate.

Un professionista che raggiunge Roma cinque volte in un anno può produrre per l'economia urbana un valore complessivo maggiore di quello generato da un turista leisure molto alto spendente presente una sola volta.

La qualità della domanda, quindi, non coincide necessariamente con il lusso.

Coincide anche con continuità, permanenza, frequenza e molteplicità delle ragioni di viaggio.

Roma ha bisogno di nuovi KPI

Se vogliamo comprendere davvero la competitività della Capitale, ai tradizionali dati su arrivi e presenze dovrebbero progressivamente affiancarsi indicatori più sofisticati.

Quanti visitatori arrivano per lavoro?

Quanti per congressi?

Quanti per motivi scientifici e universitari?

Quanti per attività istituzionali?

Quanti ritornano più volte durante l'anno?

Quanto spendono fuori dalle aree turistiche tradizionali?

Quanto incidono sui giorni feriali?

Quanta domanda viene generata dalle imprese presenti a Roma?

Quante sedi societarie, organizzazioni internazionali e funzioni decisionali vengono attratte ogni anno?

Quanto tempo occorre per collegare aeroporto, stazioni e principali poli economici?

Quante nuove ragioni di viaggio la città riesce a creare ogni anno?

Sono indicatori che spostano il dibattito.

La domanda non sarebbe più soltanto:

“Quante persone sono venute a Roma?”

Diventerebbe:

“Quanto valore economico, professionale, scientifico e relazionale ha generato la loro presenza?”

Una diversa economia dell'attrattività può produrre benefici anche per i residenti

Questo approccio riguarda direttamente anche il rapporto tra turismo e città.

Un modello fondato quasi esclusivamente sulla crescita quantitativa dei visitatori può aumentare la pressione su alcune aree senza distribuire proporzionalmente i benefici sull'intero territorio.

Una domanda costruita attraverso università, imprese, ricerca, congressi, istituzioni, sanità e funzioni internazionali può invece contribuire a generare attività più diversificate.

Significa occupazione qualificata.

Servizi professionali.

Opportunità per le imprese locali.

Investimenti.

Rigenerazione urbana.

Nuove centralità.

Domanda nei giorni feriali.

Flussi fuori dal solo centro storico.

È il passaggio da una semplice economia del visitatore a una più complessa economia urbana dell'attrattività.

Non basta attrarre persone: bisogna attrarre funzioni

La forza turistica di Roma è un patrimonio da sviluppare, non un problema da ridimensionare.

Ma non può essere l'unica strategia.

Una politica economica urbana dovrebbe ragionare secondo una catena molto più ampia:

funzioni economiche, scientifiche e internazionali
↓
persone e relazioni
↓
mobilità
↓
servizi e consumi
↓
investimenti
↓
occupazione
↓
nuove centralità urbane
↓
maggiore attrattività
↓
nuova domanda

È un circuito cumulativo.

Più funzioni una città concentra, maggiori sono le ragioni per raggiungerla.

Più persone la raggiungono, maggiore è il mercato potenziale per servizi, imprese e investimenti.

Più investimenti si sviluppano, maggiore diventa la capacità della città di attrarre ulteriori funzioni.

La politica turistica e la politica economica finiscono così per diventare parti della stessa strategia urbana.

Il futuro di Roma è diventare necessaria

Roma è già una delle città più desiderate al mondo.

La sfida successiva è diventare sempre più necessaria.

Necessaria per concludere un investimento.

Per partecipare a un congresso.

Per sviluppare una ricerca.

Per frequentare un'università.

Per incontrare un'organizzazione internazionale.

Per ricevere cure altamente specialistiche.

Per aprire un'impresa.

Per sviluppare un progetto.

Per prendere parte a una comunità professionale.

Per assumere una decisione.

È questa pluralità di funzioni che trasforma una destinazione globale in una grande economia urbana globale.

Roma possiede già gran parte degli asset.

Ora deve aumentarne le connessioni, trasformarli in cluster, renderli accessibili e utilizzarli come generatori permanenti di domanda.

La domanda strategica per i prossimi anni non dovrebbe quindi essere soltanto:

come portiamo più persone a Roma?

Dovrebbe diventare:

quante nuove ragioni possiamo costruire perché il mondo abbia bisogno di venire a Roma?

Perché il patrimonio storico può determinare il primo viaggio.

Ma sono economia, conoscenza, infrastrutture, imprese e relazioni a costruire una città nella quale esistono continuamente nuove ragioni per arrivare, restare e tornare.


Approfondimento

Il rapporto tra struttura economica, turismo, business travel, industria, congressuale e capacità delle destinazioni di generare nuova domanda è approfondito nell'analisi “Non esiste turismo senza economia: perché Roma e l’Italia devono costruire domanda, non soltanto attrarre visitatori”, pubblicata su RobertoNecci.it.

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